Differenza di età e convenzioni sociali: un “Amore” del 1925
Ci avviciniamo al 14 febbraio e, che lo si voglia o meno, veniamo travolti da rappresentazioni più o meno standardizzate dell’amore.
Se in questo periodo non siamo coinvolti in una relazione che desideriamo – o se quella che stiamo vivendo ci crea più insicurezza che stabilità – l’argomento può persino risultare urticante.
Ed è proprio qui che entra in scena “Amore” di Elizabeth von Arnim.

Un romanzo sulla differenza di età (e sulle convenzioni sociali)
Pubblicato nel 1925, il romanzo racconta la storia intensa e turbolenta tra Catherine, vedova di quarantasette anni, e Christopher, di ventidue anni più giovane.
In un’epoca in cui le convenzioni sociali erano rigidissime, una relazione con una differenza d’età così marcata non poteva che apparire sconveniente. E ciò che sfida le regole dell’ipocrita società borghese raramente viene accolto con benevolenza.
Con leggerezza e ironia, cifra stilistica inconfondibile di von Arnim, il romanzo affronta un tema delicato senza mai banalizzare, offrendo al tempo stesso una critica lucida e sarcastica dei convenzionalismi sociali.

“Chi dei due aveva ragione? Che pensiero inquietante. E lei, era la stessa persona, questa sera e ieri sera? O due persone diverse? E se una sola, quale?
Oppure era un semplice contenitore, un vaso trasparente in cui altri versavano le impressioni che avevano di lei e che lei rifletteva all’istante, del loro esatto colore?”
(Elizabeth Von Armin, “Amore”, 1925)
A San Valentino le coppie sembrano dover essere tutte uguali
Nel periodo che precede San Valentino, le rappresentazioni dell’amore raggiungono livelli altissimi di stereotipizzazione.
L’amore, però, è qualcosa di molto più complesso di quello che viene messo in scena nella Festa degli innamorati , il cui scopo, ormai, è lo stesso di ogni ricorrenza contemporanea: farci comprare qualcosa (non è una critica, con me funziona benissimo).
Le manifestazioni dell’amore non si riducono a un’immagine rassicurante e perfettamente simmetrica. E quando una relazione non rientra nei canoni collettivi – per esempio per una marcata differenza di età – il giudizio arriva puntuale.

Non era facile essere una buona madre, e cominciava a intuire come non fosse nemmeno facile essere una buona figlia. E anche il ruolo di suocera, che aveva assunto alla leggera […] era evidentemente una faccenda piuttosto complessa e laboriosa. Le sembrava di capire che pure i generi avessero le loro difficoltà, e giunse alla conclusione […] che diventare un buon essere umano era impresa straordinariamente ardua.
(Elizabeth Von Armin, “Amore”, 1925)
Perché leggere “Amore”?
Perché è un romanzo ironico, elegante e sorprendentemente attuale.
Se stiamo vivendo una relazione in cui la differenza di età è un po’ come un elefante in cristalleria, questa lettura può diventare uno specchio interessante.
A prescindere dal finale, gli spunti di riflessione sono infiniti:
la scrittura è scorrevole, i personaggi insieme amabili e irritanti, le conclusioni taglienti come l’autrice stessa.
“Amore” invita a riflettere non solo sul sentimento in sé, ma sulle etichette che sentiamo il bisogno di appiccicare alle relazioni per poterle classificare — e quindi giudicare.
L’umorismo convive con i temi più seri: il bisogno di approvazione, il peso dello sguardo altrui, la difficoltà di essere “un buon essere umano” prima ancora che un buon partner.
E non è un caso che il romanzo abbia una forte componente autobiografica.
[…] gli espose la propria opinione sulla natura e le manifestazioni della vera amicizia, come altre donne prima di lei in simili occasioni, e lui, come altri uomini in analoghe circostanze, finse di pensarla esattamente come lei.
(Elizabeth Von Armin, “Amore”, 1925)
In conclusione
Se leggerete, o avete già letto, “Amore”, fatemi sapere nei commenti quali riflessioni vi ha ispirato…
Il romanzo è disponibile sul sito di Bollati Boringhieri editore qui in versione cartacea e su Amazon per dispositivi Kindle qui.
Ah, piccolo spoiler: non è sdolcinato! La Von Armin non lo è mai.
Nota sull’autrice
Elizabeth Von Arnim (pseudonimo di Mary Annette Beauchamp) è stata una scrittrice inglese nata in Australia nel 1866 da genitori di origine britannica. Due matrimoni non proprio felici e una vita non sempre facile, sono fonte di ispirazione per una ventina di romanzi, spesso contenenti riferimenti autobiografici. Si spegne nel 1941 in South Carolina (USA).
Fra gli altri romanzi noti (e che io consiglio): “Il giardino di Elizabeth”, “Il circolo delle ingrate”, “Una principessa in fuga”.
Su Wikipedia trovate tutto su di lei.

Anche quest’altro libro ha detto cose profondissime sull’amore: https://wwayne.wordpress.com/2023/02/01/una-scelta-difficile-2/. L’hai letto?
Ciao, no! Ammetto di non conoscerlo, ma lo inserisco volentieri sulla mia lista di libri da leggere, se lo consigli 🙂
Ottima decisione! 🙂 Non voglio perdermi le tue prossime recensioni letterarie, quindi mi sono iscritto al tuo blog. Grazie per la risposta! 🙂
Ma grazie a te! Spero di non deluderti